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Il nuovo rapporto INAIL sui contagi Covid sul lavoro. Da inizio pandemia a fine marzo sono 165.528 i casi denunciati.

Il 15° rapporto INAIL sulle denunce dei contagi Covid sul lavoro fotografa un impatto più intenso della seconda ondata anche in ambito lavorativo.
Con 109.487 contagi denunciati, il periodo ottobre 2020-marzo 2021 incide, infatti, per il 66,1% sul totale delle denunce di infortunio da Covid-19, più del doppio rispetto alle 50.699 del trimestre marzo-maggio 2020 (30,6%). Anche prendendo in considerazione solo i primi tre mesi della “seconda ondata”, quelli più critici di ottobre-dicembre 2020, la percentuale dei contagi (53,5%) è comunque superiore.”

 

I casi mortali.

I casi mortali da Covid-19 denunciati all’Istituto alla data del 31 marzo sono 551, circa un terzo del totale dei decessi sul lavoro segnalati all’Istituto dal gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,5% rispetto al totale dei deceduti nazionali da nuovo Coronavirus registrati dall’Iss alla stessa data.
Ma  nella prima ondata della pandemia si sono registrati più decessi.
Il 62,8% dei casi mortali, infatti, è stato denunciato all’Inail nel trimestre marzo-maggio 2020 (il 34,7% ad aprile) contro il 34,8% del semestre ottobre 2020-marzo 2021.

 

I contagi per genere

Con l’82,8% dei casi mortali gli uomini sono i più colpiti, mentre sono le donne ad essere più contagiate con il 69,3% di casi. Uniche eccezioni Campania e Sicilia.

Le differenze per età

L’età media dei contagiati dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi. L’età media sale a 59 anni per i decessi (59 per gli uomini e 57 per le donne). Quasi i tre quarti dei casi mortali (72,0%) riguardano la classe 50-64 anni.

 

I settori più colpiti

Il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – è ancora al primo posto con il 67,5% dei contagi denunciati e il 27,4% dei casi mortali codificati.
Gli altri settori più colpiti sono:
il noleggio e servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center),
il manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare),
le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il trasporto e magazzinaggio, al secondo posto per numero di decessi con il 13,2% del totale,
le altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…),
il commercio all’ingrosso e al dettaglio,
le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale).

 

I vaccini nel settore della sanità hanno imposto una frenata ai casi denunciati.

Nel bimestre febbraio/marzo il settore sanità e assistenza sociale scende sotto la soglia del 50% dei casi codificati.
Da inizio pandemia i tecnici della salute restano i più colpiti :
l’82,7% dei quali relativi a infermieri, e l’11,4% dei decessi codificati (il 67,7% infermieri),
gli operatori socio-sanitari con il 19,0% delle denunce (e il 5,2% dei decessi),
i medici con l’8,8% (6,8% dei decessi),
gli operatori socio-assistenziali con il 7,2% (2,8% dei decessi),
il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8% (4,1% dei decessi).

 

Le professioni sanitarie le più colpite e soggette agli andamenti dei lockdown.

Dividendo il periodo di osservazione in tre intervalli – fase di “lockdown” (fino a maggio 2020 compreso), fase “post lockdown” (da giugno a settembre 2020) e fase di “seconda ondata” dei contagi (ottobre 2020-marzo 2021), per le professioni sanitarie si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi tra le prime due fasi e una risalita nella terza, ma una diminuzione nell’ultimo bimestre.
Altre professioni hanno visto invece aumentare l’incidenza dei contagi tra le prime due fasi e registrato una riduzione nella terza. È il caso, per esempio, degli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,7% di giugno-settembre, fino allo 0,7% tra ottobre e marzo), degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (dallo 0,6% all’1,6% e poi allo 0,9%) o degli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari (dallo 0,2% al 4,3% fino allo 0,1%). Per queste professioni si registra tuttavia un incremento nel primo trimestre del 2021.

 

La distribuzione per aree geografiche.

Nel nord del paese si registrano più denunce. Il 44,0% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 26,0%), del 24,5% nel Nord-Est (Veneto 10,7%), del 14,7% al Centro (Lazio 6,3%), del 12,3% al Sud (Campania 5,5%) e del 4,5% nelle Isole (Sicilia 3,0%). Le province più colpite sono Milano (9,9%), Torino (7,2%), Roma (4,9%), Napoli (3,8%), Brescia e Varese (2,6%), Verona (2,5%) e Genova (2,4%). Torino è la provincia che registra il maggior numero di contagi professionali accaduti nell’ultimo mese di rilevazione, seguita da Roma, Milano, Napoli, Cuneo, Genova e Varese. Le province che in marzo hanno registrato gli incrementi percentuali maggiori rispetto a febbraio sono, però, quelle di Siena (+19,4%), Udine (+17,3%), Lecce (+16,0%), Salerno (+15,6%), Crotone (+14,9%), Frosinone (+13,3%) e Bologna (+12,0%).

 

Scarica e leggi la scheda tecnica di Marzo 2021

Leggi il comunicato di INAIL con le schede nazionale e regionali.

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